L’Italia rischia la mortadellizzazione della sua vita politica.
Sono passati due anni e mezzo da quando il IV Governo Berlusconi ha ottenuto la prima fiducia in Parlamento. Era il 13 maggio 2008 e a rileggerne il discorso programmatico di allora viene da sorridere sulle promesse fatte di risolvere il problema dei rifiuti in Campania. Un discorso in cui si affermava la volontà di superare tutto quello che aveva caratterizzato la vita politica italiana fino a quel giorno. Quindi basta con i compromessi al ribasso, alle confabulazioni segrete o ai mercanteggiamenti, ma rispetto al posto della faziosità, la bellezza della politica al posto della demagogia, del chiacchiericcio, del teatrino, dell’inganno. Si parlava di ridare slancio all’economia, di colpire i corporativismi e le chiusure difensive che hanno tutelato soltanto i bisogni catastali di un sistema assistenziale e dirigista.
Bene, oggi di quel discorso è rimasto ben poco. Primo, la grande maggioranza che Berlusconi ha ottenuto con le elezioni del 2008 non esiste più; secondo, a parte alcuni interventi scoordinati non si è dato slancio all’economia in un momento di crisi; terzo, il Parlamento è stato man mano svuotato della sua autorevolezza.
Berlusconi si trova oggi nella stessa situazione in cui ha vissuto Romano Prodi dal 2006 al 2008, con le stesse nefande conseguenze che quel governo ha provocato con il suo immobilismo dovuto ad una coalizione eterogenea e conflittuale. Ma mentre Prodi era l’utile idiota dietro al quale si nascondevano gli interessi delle forze politiche che l’hanno sostenuto, Berlusconi rappresenta invece il capo di un’azienda che ha come obiettivo quello del massimo profitto personale, dietro al quale lo stuolo di yesman che l’appoggia cerca di raccoglierne le briciole.
Prodi avrebbe dovuto capire nell’aprile del 2006 che con una maggioranza risicata non avrebbe mai potuto fare il bene del Paese, la stessa cosa che dovrebbe capire anche Berlusconi oggi.
Con Prodi la maggioranza si reggeva grazie ai senatori a vita, non eletti da nessuno, e su un senatore eletto all’estero da italiani che non vivono in Italia. Berlusconi sta cercando di raggruppare una manciata di anonimi deputati che dietro la responsabilità nazionale nascondono quel mercanteggiamento politico che lo stesso Berlusconi aveva annunciato di avversare all’inizio del suo mandato.
Il fatto è che la maggioranza uscita dalle elezioni comunque non c’è più e per questo si dovrebbe tornare a votare nel rispetto di quegli elettori che hanno votato quella coalizione, qualsiasi altro tentativo sarebbe un ribaltone. Inoltre, seppur il 14 dicembre Berlusconi ottenesse la fiducia, non potrebbe procedere a quelle riforme necessarie allo sviluppo dell’Italia, ma tirerebbe soltanto a campare accontentando coloro che lo sostengono in Parlamento, cercando ogni volta di contare i suoi, così come il povero Prodi ha fatto per i suoi due anni di mandato.
Abbiamo perso quattro anni in cui solo la casta ha rafforzato la propria posizione, non perdiamone altri due.